i libri di PolisNaonis: Riccardo Illy, Così perdiamo il Nord

Novantotto pagine, quattordici euro e cinquanta il prezzo, Mondadori l’editore: il libro di Riccardo Illy Così perdiamo il Nord (scritto con la collaborazione del giornalista del Corriere della Sera Enzo d’Errico) s’incentra sull’analisi delle ragioni per le quali in Nord d’Italia è sempre più scollato dal resto del Paese, per provare a suggerire delle soluzioni alternative a quella di una secessione in realtà poco conveniente anche per i suoi sostenitori. PolisNaonis l’ha comprato e letto, e prova a darne una sintesi.

La riflessione di Illy si articola in uno scenario iniziale (Perché stiamo perdendo il Nord), in quattro capitoli (Federalismo necessario, La minaccia dell’isolamento, Il cittadino tartassato, L’insostenibile leggerezza della busta paga) ed in Conclusioni che contengono proposte in ambito socio-culturale e politico istituzionale).

Mentre altre aree d’Europa, in tempi recenti ancora ritenute arretrate, decollano, in Italia la carenza delle infrastrutture, il monopolismo (di fatto) nell’erogazione di molti servizi, il peso della tassazione sui cittadini e sull’impresa e l’iniquità di alcuni strumenti (come l’Irap), una politica sulle pensioni che non ha sciolto i nodi reali (l’età pensionistica; l’adeguamento al regime contributivo; la separazione tra previdenza e assistenza), una politica sul lavoro che ha confuso precarietà e flessibilità, un’ipertrofia legislativa che va di pari passo con la confusione dei ruoli e l’appesantimento della burocrazia rallentano la crescita, frenano la competitività, ingolfano quella che era la locomotiva dello sviluppo, il Nord appunto.

Nella visione di Illy, il Nord dovrebbe riprendere il suo ruolo trainante in un sistema-paese nel quale il Sud sviluppi terziario e turismo e si faccia "incubatore" d’innovazione. Decisivi sono gli sblocchi delle ragioni di stagnazione sopra rilevate, da realizzare con una nuova cultura politica i cui segni sono la semplificazione legislativa, la riduzione del numero dei parlamentari, una sussidiarietà che lasci al pubblico alcuni nodi fondamentali (politica estera, sicurezza, difesa e ordine pubblico, le quote rilevanti di scuola e sanità), un preciso decentramento che permetta di riconoscere ruoli e competenze, e, da ultimo, l’applicazione a tutti i livelli del sistema elettorale maggioritario a doppio turno ("alla francese", per intenderci).

Nel libro aleggiano due fantasmi: quello negativo dell’"uomo forte", evocato nella parte iniziale come pericolo di una soluzione sbrigativa ai mali acutamente avvertiti dal Nord Italia; quello, positivo, della "polietica" (Illy autocita il libro-intervista di Paolo Maurensig che accompagnò la campagna elettorale del 2003), intesa come assunzione di responsabilità di una classe dirigente che recuperi il rapporto con i cittadini assumendosi l’onere di scelte sgobre da "falsi moralismi e pregiudizi pauperistici". Un libro, in sostanza, nel quale la "questione settentrionale" viene messa a tema come opportunità per un rilancio del sistema-Italia nel suo complesso, sistema nel quale la voce di Illy si candida nei fatti ad assumere una risonanza non periferica, al di là della contingenza delle elezioni regionali, mai citate nemmeno come prospettiva.

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