il mago dei numeri

Il sindaco-sceriffo naoniano (alias Enzo Bortolotti) ci propone qui la sua ricetta per risolvere il problema dell'impatto di un alto numero di piccoli studenti non comunitari nelle scuole pordenonesi.

"Non si mette in dubbio il diritto allo studio dei bambini stranieri, ma è necessario contingentare il numero nelle classi. In ogni aula, insomma, ce ne devono essere al massimo due o tre. "

Well well: e come si fa per scuole nelle quali i bimbi stranieri per classe sono molti di più? Semplice:

«Si devono spostare i bambini stranieri anche in istituti fuori dal Comune. Solo così potremo limitare i danni».

Spostare fuori dal Comune? Dove, e come?

E poi. Per "limitare i danni"?

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2 Responses to “il mago dei numeri”


  1. 1 luciano bubbola 30 maggio 2008 alle 9:35 pm

    E noi comuni cittadini come facciamo a ‘limitare i danni’ provocati da certi politici e dalle loro ‘esternazioni insensate’?
    Dove possiamo ‘spostarli’?
    Bisognerebbe proprio ‘contingentare’ la Casta e limitarne i danni oggettivi…
    Ma qui non basta un mago, ci vorrebbe un miracolo!
    Saluti
    Luciano Bubbola

  2. 2 Sara 3 giugno 2008 alle 4:54 am

    Le polemiche sulla questione mi ricordano le procedure di “sorteggio” che si utilizzavano alle scuole medie per costruire le classi prime più di 15 anni fa (ma credo siano procedure tutt’oggi attuali). Al mio paese l’ultima sezione era la E: era scontato trovarci tutti quei ragazzi che provenivano da situazioni di disagio e passati scolastici poco promettenti. Cos’è cambiato da allora?
    Ho vissuto per un anno con una ragazza bosniaca, aveva 20 anni e da 7 viveva in Inghilterra come rifugiata. Mi raccontava spesso di come quando arrivò a Londra lei e i suoi fratelli passarono 2 mesi d’inferno cercando di imparare l’inglese, arrivati a scuola a metà anno. Ma nessuno pretese di farli partire da una classe non corrispondente alla loro età perchè non conoscevano la lingua e mai le loro difficoltà linguistiche discriminarono i loro risultati scolastici. E furono gli insegnanti e i compagni (visto che alcuni erano passati per la sua stessa esperienza) ad aiutarli (nella sua famiglia nessuno parlava inglese). Oggi lei è laureata in lingua Inglese e Italiano.


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