La Casta e la “furlanidad”

Anche se postumo, ma forse proprio per questo, ti invitiamo a leggere questo articolo di Paolo Rumiz dal quale si sarebbe capito molto delle ragioni per le quali il centro-sinistra ha perso le elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia.

Noi abbiamo più volte espresso le nostre perplessità di fronte alla legge sul friulano che era stata varata dalla precedente giunta Illy definendola, proprio come ha scritto Rumiz, uno specchietto per le allodole.
Buona e proficua lettura.

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3 Responses to “La Casta e la “furlanidad””


  1. 1 Dree 25 luglio 2008 alle 4:58 am

    Non avevi proprio nulla da scrivere che tirare fuori questo articolo che lede non poco la credibilità di Paolo Rumiz?
    Ahi, ahi…
    Qua la risposta di Guglielmo Pitzalis.
    Buona e proficua lettura.
    PS: io penso che il Pd perda perchè ha totalmente perso il rapporto con la gente e il territorio, lingue comprese, ma fate vobis.
    POSTA DEI LETTORI – “DIBATTITO” – MESSAGGERO VENETO – lunedì 18 febbraio 2008
    “SENTENZE E PREGIUDIZI SULLA LINGUA FRIULANA”.
    A firma di Guglielmo Pitzalis
    Ho letto d’un fiato l’intervento di Paolo Rumiz sulla “furlanidad” con rabbia e con delusione; questa volta Rumiz , di cui dagli anni della guerra balcanica leggo libri e poi reportage su Repubblica, parla “ex-cathedra”: lui, inviato speciale attento e curioso, questa volta non ha nulla da raccontare: non ha girovagato nè per le scuole nè per i paesi del Friuli per raccogliere sentimenti e testimonianze, non ha parlato con le maestre che da anni fanno crescere bambini (del friuli e del mondo) in un ambiente plurilingue, proprio partendo dalla lingua friulana o slovena; ha infilato una lunga serie di affermazioni sentenziose, accompagnate da finte notizie come quando insinua che ci sia stato un sondaggio tenuto nascosto: forse Rumiz non sa, e allora faceva meglio ad informarsi bene, che l’opzione in occasione della prima applicazione della 482/99 fu un atto ufficiale cui fu data ampia pubblicità: una piccola ricerca d’archivio avrebbe fugato ogni suo dubbio; ha persino confuso don Gilberto Pressacco con don Francesco Placereani, cui, per altro, ha attribuito uno stereotipo del tutto falso: Pre Checo , mio insegnante di religione allo Stellini e docente di filosofia, non viveva in nessun eremo : era uomo e prete che conosceva uomini e preti: aveva girato il mondo, faceva politica, cortei e comizi; e citare il nome di Pre Toni Bellina mi pare questa volta proprio un maldestro tentativo di strumentale sentimentalismo (per riparazione, consiglierei a Rumiz di leggersi di Antoni Beline”une Scuele pai furlans” edizions di Glesie Furlane, Lui 2007).
    Sono amareggiato dalla gratuità di alcune affermazioni : perchè nessuno, salvo lo stesso Rumiz, dovrebbe commuoversi davanti ai versi di Ida Vallerugo (o di Federico Tavan o di Pier Paolo Pasolini o di Giorgio Ferigo )?
    Rumiz illustra e rimpiange anche lui una arcadia friulana che non c’è e forse non c’è mai stata; immagina la purezza dei primitivi contaminata dalla cultura del leggere e scrivere: se non si insegnasse l’italiano standard nelle scuole nessuno potrebbe godere nemmeno l’italiano arcaico della Divina Commedia di Dante; allora perchè dovremmo lasciare a pochi “eletti” intellettuali archeologi la possibilità di commuoversi davanti ai versi di un poeta friulano ?
    Su una cosa sola concordo con Rumiz: certamente questa legge concorre ad evitare che la “questione friulana” come la chiamavano Pre Toni, Pre Checo e Pre Gjlberto, diventi una questione etnica nelle mani della destra leghista e reazionaria, nazionalista e antislovena; caro Rumiz proprio a lei, che conosce bene la storia dei nazionalismi, questa pare poca cosa ?
    Perchè sarebbe giusto che la sinistra difendesse, come grazie a Dio difende, i diritti linguistici dei curdi, dei palestinesi, degli sloveni ma se invece difende i diritti dei friulani improvvisamente si evocano scenari balcanici, steccati e confini, stereotipi e fantasmi che non hanno riscontro nella vita quotidiana di moltissimi friulani che parlano friulano nella loro vita pubblica e privata e adoperano il friulano a scuola e nel lavoro e sono cittadini del mondo (io sono figlio di un sardo e lavoro ogni giorno con friulani d’ogni età e con immigrati d’ogni parte del mondo) ; forse Paolo Rumiz non ascolta mai Radio Onde Furlane “la radio libare dai furlans” nel cui palinsesto troverebbe una smentita clamorosa a gran parte delle sue affermazioni e alle insinuazioni finali che vergognosamente suggeriscono una similitudine fra chi si impegna per il plurilingusimo regionale in Friuli e il nazionalismo di Milossevic: bruttissimo segno se un giornalista come Rumiz deve ricorrere, per darsi ragione, a questi ” trucchi del mestiere” !. Rumiz sa bene ( e se non la sa venga a vedere, faccia un piccolo reportage in bicicletta o in topolino in giro per il Friuli dalla Livenza al Timavo in un qualsiasi normale giorno feriale) che dal comitato 482 su fino al presidente Illy nessuno urla contro gli islamici o i romeni o gli albanesi: questa “casta” regionale ( ma che delusione Rumiz che ricorre agli stereotipi e coltiva i pregiudizi) che ha fatto le leggi sulla lingua friulana e slovena è proprio la stessa che ha fatta la legge regionale sull’immigrazione e il relativo piano triennale : io, caro Rumiz, credo che non sia un caso: in Friuli, magari a sua insaputa – e me ne dispiace – c’è un sacco di gente che quotidianamente si sporca le mani ( così come faceva nei campi profughi della Croazia e della Bosnia) per costruire, non senza difficoltà e con umane contraddizioni, il Friuli che verrà, coltivando concretamente la speranza che questa terra e queste genti, partendo dal riconoscimento e dalla valorizzaione delle multiple comunità linguistiche storiche ( friulana, slovena, tedesca e italiana) saranno capaci di “includere” con rispetto i nuovi arrivati che magari traduranno in friulano i versetti del corano o qualche poeta wolof o akan o twi o telugu.
    Guglielmo Pitzalis

  2. 2 Moreno Puiatti 28 luglio 2008 alle 5:44 am

    Sta di fatto che essendo mia madre di Pradis di Sopra continuerò a chiamare il faggio rep e non faiar, la neve la definirò nìef e non neif o nef, perfino il paese di Clauzetto lo chiamerò sempre Clausìet e non Clauseit, questa legge però avrebbe imposto un bilinguismo: un friulano domestico paesano a cui si sarebbe sovrapposto un friulano scolastico artificiale.

  3. 3 Dree 1 agosto 2008 alle 6:06 am

    Cjâr Moreno, nissun fastidi, ma propit nissun! Come che al dîs Guglielmo te sô rispueste “se non si insegnasse l’italiano standard nelle scuole nessuno potrebbe godere nemmeno l’italiano arcaico della Divina Commedia di Dante”. Il furlan standard al à nome di fâ di ombrene a lis varietâts, la leç e tutele lis varietâts.
    PS: il furlan standard nol è artificiâl, ma storic e al à plui tiarmins origjinâi di chei che o doprais cumò in paîs, parcè che o sês stâts lassâts bessoi denant dal atac mediatic dal talian.


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